Muse - Resistance

martedì 6 aprile 2010

Il Louvre

Grandioso cantiere aperto nei secoli e ancora oggi straordinariamente vitale il Louvre di Parigi, da Francesco I a Napoleone, a Mitterand, dalla leggendaria Cour Carrée all'avveniristica piramide lucernario di Pei, inquietante come un'astronave, ha da sempre rappresentato l'identificazione del patrimonio artistico e della capacità di saperlo valorizzare con il destino della Francia. Il Louvre, prima di rappresentare nell'immaginario collettivo l'idea stessa di museo (La Buona Ventura di Caravaggio, Trionfo della Virtù di Andrea Mantegna, Monna Lisa, La Gioconda di Leonardo da Vinci, La Belle Jardinière di Raffaello solo per citarne alcuni) , è stato la residenza sconfinata dei re francesi, dal glorioso Filippo Augusto, protagonista della terza Crociata, al cavalleresco Francesco I, che lo fece demolire per riedificarlo nello stile mutuato dal Rinascimento italiano.

Il continuo e vertiginoso ampliamento del Louvre coinvolgerà ancora Caterina de' Medici, Enrico IV, Luigi XIII e Luigi XIV, durante il cui regno l'architetto Claude Perrault (ma era stato interpellato anche Bernini) eresse la celebre Colonnade, la vasta fronte monumentale del complesso. Ma a segnare il destino del palazzo come tempio delle arti fu lo stesso Re Sole quando, nel 1678, decise di abbandonare il Louvre per andare ad abitare nella nuova reggia di Versailles. La conversione del Louvre nel più grande museo pubblico del mondo dovrà però attendere ancora un secolo. Era stato l'onnipotente e illuminato marchese de Marigny, direttore delle Fabbriche Reali sotto Luigi xv, a lanciare l'iniziativa di esporre al pubblico i dipinti appartenenti al re, consentendone l'accesso al pubblico all'odierno. Nel 1750 il sovrintendente rese disponibili alcune sale nel palazzo del Lussemburgo, dove venne mostrata la magnifica Galleria con le storie di Maria de' Medici, dipinte da Rubens, assieme a centodieci dipinti e venti disegni. Le sale erano aperte due volte la settimana per tre ore. Fu il d'Angiviller, successore di Marigny, a proporre nel 1755 di utilizzare come esposizione la Grande Galerie del Louvre, costruita sotto Enrico IV tra il 1594 e il 1608. Lo sterminato corridoio (lungo quasi cinquecento metri), destinato in seguito a diventare il centro nevralgico del museo, veniva preso in considerazione come uno spazio ideale una volta ristrutturato con una novità: l'apertura sulla volta di lucernari per far piovere dall'alto la luce naturale.La realizzazione concreta del generoso programma formulato in un momento in cui in tutta Europa avanzava una nuova idea di museo pubblico e Roma, con l'apertura del museo Pio-Clementino si poneva all'avanguardia - dovrà però attendere la Rivoluzione francese. Il 27 settembre 1792, con il re ormai deposto e prigioniero, l'Assemblea Nazionale decretava l'allestimento di un museo pubblico nelle gallerie dell'ex-reggia, denominandolo patriotticamente Muséum François, trasformato nel 1796 in un più burocratico Musée Central des Arts. Aperto il 9 novembre 1793 - Luigi XVI aveva perso la testa sotto la ghigliottina _ presentava una serie di dipinti nel Salon Carré e, gradatamente, dal 1800 nella Grande Galerie, dove, al primo piano, furono collocate delle sculture antiche, un settore destinato nei decenni successivi a uno sbalorditivo incremento, con capolavori giunti da tutto il mondo; dai marmi Borghese, acquistati da Napoleone, ai leggendari originali greci, come la Venere di Milo o la Nike di Samotracia. L'accesso era naturalmente gratuito, ma in giorni stabiliti, mentre gli altri giorni erano riservati agli artisti che dovevano formarsi su quelle opere esemplari, e che del resto frequentavano tradizionalmente il palazzo dove, nel 1692, si era insediata l'Accademia Reale di Pittura e Scultura. I principi democratici della Rivoluzione si ritrovano nell'organizzazione del museo, con le didascalie sotto i dipinti, le conferenze organizzate fra le antichità e la pubblicazione di un catalogo popolare alla portata di tutte le borse.Le requisizioni di opere d'arte perpetrate dalle armate napoleoniche in tutta Europa, soprattutto nei Paesi Bassi e in Italia, resero di colpo il Louvre il museo più vasto e spettacolare del mondo, la più grande concentrazione di capolavori che la storia ricordi. Eccezionali furono anche i personaggi che vennero coinvolti nella sua sistemazione, come il pittore Hubert Robert (che ci ha lasciato la memoria di quegli anni straordinari in una serie di bellissime vedute degli interni), il più grande studioso d'antichità di tutti i tempi Ennio Quirino Visconti e, soprattutto, il direttore generale Vivant Denon. Vecchio libertino, artista lui stesso, avventuroso viaggiatore, prima in Sicilia e nel 1802 con Napoleone in Egitto, Denon creò la figura del conservatore moderno. Abile nella vendita di incisioni, modelli in gesso e cataloghi, da cui ogni anno riusciva a ricavare tra i trenta e i trentacinquemila franchi reinvestiti per l'acquisto di altre opere d'arte, riuscì a dare al museo una popolarità enorme. Allora, come oggi, i giornali testimoniavano come nelle sale si poteva vedere "una folla enorme precipitarsi" che "guardava avidamente, chiedeva spiegazioni e apprezzava o condannava con perspicacia".

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